Ferrari_sessantotto

Il sessantotto sulla Ferrari

Io credo che ogni tanto capiti a tutti di essere dei supereroi.
Di fatto, cosa fa un supereroe? O meglio, cosa accomuna tutti i supereroi?

Si difendono.
Anche perché se sei tranquillo, ti guardi un film sotto il piumone, e nessuno urla dal piano di sopra, il tuo sabato pomeriggio è uguale a quello di Superman.

Proprio il sabato, il giorno in cui i miei mi concedono tutto, la mia giornata da Re, come la definiscono, me ne stavo a rimuginare a letto su quanto era accaduto il giorno prima.
Frequento un liceo piuttosto impegnativo, per non parlare della professoressa di letteratura tedesca.
Una signora sorridente e senza tette. Forse è per quello si vocifera abbia deciso di sposarsi con Dio. In realtà non l’ho mai capito, se è per le tette; non dovrebbe buttarsi giù così, qualcuno le vorrà pur bene, oltre a Dio. Se è per le ragioni legate al culto, non m’ interessa.

Tutto troppo complicato e io ho voglia di vivere.

Così ho scritto nel tema che ci ha assegnato la settimana scorsa.
Il titolo era “Scegli un’epoca della storia in cui avresti voluto vivere e spiega perché”
Sapevo non le sarebbe piaciuto, ma ho preso coraggio e forse la volevo provocare.
Ho scritto proprio cosi: “Vorrei vivere nel ’68 perché si poteva contestare tutto e anche io avrei qualcosa da dire”

Ieri mi ha chiamato in disparte.

Lì mi son pentito, adesso chissà che mi dice. Poi è successa una cosa strana.
La mia scelta andava benissimo e avevo fatto bene a parlare del sessantotto.

Mi sono sentito subito sollevato. Allora Dio esiste.
Il sollievo è durato meno di un attimo perché poi ha iniziato uno strano discorso che cerco di ricordare da stamattina che non mi muovo dal letto.

Per farvela breve, la scelta dell’epoca storica andava bene, la motivazione no.

Ha fatto tutto un discorso in cui spiegava che il ’68 non era questo, ma altro. E questo e quello. Insomma non l’ho più ascoltata e sono rimasto muto davanti a lei annuendo. Non ho capito. Forse perché non ho ascoltato, forse mi sono difeso.

Mentre parlava; mi è venuto in mente il mio vicino Carlo, ci conosciamo da una vita. Impazzivamo entrambi per il modellino della Ferrari del Sig. Guidi, quello del primo piano. Ogni tanto ci permetteva di andare a trovarlo e litigavamo per giocare con quel modellino.

Alla fine ci giocava sempre Carlo, inventava storie fantastiche su quella Ferrari, e io zitto a guardare e ascoltare, pieno di rabbia  senza capire il perché.

Un giorno Il Sig. Guidi mi fece entrare da solo in casa sua. Presi in mano la Ferrari e la guardai.

“Perché non ci giochi?” mi incitò il vicino.

“Perché mi vengono in mente solo le storie di Carlo”

Lui si chinò e mi guardò:

“Sai perché la Ferrari piace a tutti?”

“Perché va forte e vince” risposi.

“Io credo che piaccia a tutti perché tutti la vorremmo guidare.”

“Carlo la sa guidare bene”

“Ma alla Ferrari non interessa chi guida.”

Cominciai a muoverla, a farla correre sui muri, i mobili, i pavimenti e mi sentii un vero superpilota. Meglio di Carlo.
La Ferrari non era un idea incredibile di qualcun’ altro, era un mio pensiero che si muoveva sul pavimento di quello strano vicino che non si faceva mai i fatti suoi.

Non so perché mi venne in mente proprio Carlo dopo l’episodio con la professoressa di tedesco.
Forse perché bisogna stare attenti. Bisogna distinguere. Tra chi ti vuol bene e chi vuol solo il tuo pensiero, non per farlo correre come una Ferrari, ma per smontarlo come una Ferrari, così quella non corre più.

Da quel giorno pensai che il Sig. Guidi fosse proprio una brava persona. Non si faceva i fatti degli altri, gli interessavano i fatti che è proprio un’altra cosa.

A Carlo dissi che il suo gioco mi aveva stufato.
Lui cercò di propormi altre idee , ma io non lo ascoltai più.

 

 

 

 

Altre storie
Charlie Parker